Il doloroso passo

Pensieri (un po' alcoolici) intorno a Buchner.

                        

 

 

 

Ah, straziante meravigliosa bellezza del creato!

Ma perchè Woyzeck non riesce a vederla?

Forse perchè nel momento in cui alzò gli occhi al cielo si addensavano nubi di morte.

Chiedo perdono per la banalità (addensavano!), non è certo così che io parlo… purtroppo, direi.

 

Ammore, ammore mio...

Woyzeck e Marie.

 

Lo spettacolo è cosa da vedersi, ma il teatro si ascolta, dunque vorrei, qua e là, dire del suono di Woyzeck.

Non si può prescindere da Alban Berg.

La dodecafonia.

La sfida dell'atonalità.

Quando, a cavallo tra l'otto e il novecento, pittori e musicisti si interrogavano sul concetto di astratto, i teatranti dov'erano?

Erano tutti in Russia che cercavano di costruttivare e comporre strepiti, e Vachtangov  struggeva distrutto dal suo cancro allo stomaco sognando il benessere fisico e psichico degli attori.

E Mejerchold, che ad un certo punto della sua vita scrisse delle torture subite:

 

"Mentre ero disteso sul pavimento a faccia in giù, scoprivo in me la capacità di dimenarmi e di contorcermi e di strillare come un cane bastonato dal suo padrone". (1940)

 

E Buchner era morto  da cent'anni! (Nel 1837)

Un anno prima, con l'incompiuta stesura del Woyzeck, il teatro occidentale, nella sua dimensione drammaturgica, aveva effettuato il suo più potente giro di boa.

 

Ecco qui di seguito, a mo’ di promemoria, qualche altro fondamentale giro di boa dell’arte e dunque dello spirito:

 

1870 Prima esecuzione della Salomè Richard Strauss

1916 Nasce il movimento Dada

1919 Inizio attività della Bauhaus

1948 Beckett scrive “Aspettando Godot”

1952 Viene eseguito per la prima volta “4.33” di John Cage.

1964 Prima Aktion di Joseph Beuys.

 

Com'è pallida la luna stasera…  vien detto in  Salomè

Com'è rossa la luna stasera…  dice Marie prima della fine.

 

C'è rumore nella testa di woyzeck, persino  Berg e la sua dodecafonia sono insufficienti.

E' un tale accavallamento e disarmonico stridore, che nessuna acciaieria al mondo potrebbe restituirne una piccola parte. Un dolore acustico, insopportabile strazio,

"…un frastuono come di trombe",

 

poi il coltello. Il coltello nell'acqua.

 

Tutte le voci che insistono nel cranio senza pace ed i violini scordati di paese che grattano vortici di note si condensano in quel suono.

Quel suono che riporta per un attimo il freddo lucido nella testa di Woyzeck.

Il tuffo e l'esile tonfo del coltello nell'acqua.

E riprende la corsa, forsennata di schiocchi di rami rotti e di bronchi malati.

Quella corsa interrotta solo per guardare la luna, alzare il coltello e colpire.

"Hai freddo Marie? Quando si à freddi non si sente più il freddo…"

e giù colpi, e il coltello nel lago e via di corsa.

Nessuna parola, nessun suono, solo l'ultimo respiro di Marie.

 

Ah, straziante meravigliosa bellezza del creato, ma perchè mai dovrebbe finire tutto?

Tutto sarà spazzato via, prima ancora, prima ancora.

Ciascuno avrà quel che si merita, come Marie, come i milioni di Marie e di Woyzeck che popolano terra e cavità sotterranee.

 

"E' là che di sera rotola la testa".

Ma è quella di Woyzeck la testa che rotolerà, come quella di Macbeth e come quella di Jokanaan.

 

Non voglio guardare il cesto dove finirà il mio cervello e allora stringo gli occhi ma quando la mannaia mi attraverserà il collo che farà il mio nervo ottico?

Se i miei occhi si apriranno spero solo che finiscano rivolti in alto così da poter vedere nell'ultimo attimo un pezzetto di cielo.

Come Totò marionetta gettato nella discarica a guardar le nuvole.

Ah, straziante meravigliosa bellezza del creato!

 

Che io possa esser dannato

se non ti amo

e se così non fosse

non capirei più niente

tutto il mio folle amore

lo soffia il cielo

lo soffia il cielo.

 

Qualcuno, non ricordo chi, ha detto che la differenza fra la tragedia e il dramma consiste in quel che segue: è tragedia quando gli uomini non possono in alcun modo cambiare il corso degli eventi. Il dramma, invece, potrebbe anche essere evitato.

Ecco.

Il passaggio, il giro di boa.  Nel Woyzeck svanisce l’algido tragico che si trasforma chimicamente in  sulfureo drammatico. Gli dèi precipitano dentro la terra e spaventano gli uomini semplici perché sono diventati “frà massoni”.

 

Woyzeck si staglia come un ombra, un’ombra che cammina, “dead man walking”, ecco, questo è il tratto algido e tragico. E’ chiaro fin dale prime battute (ma quali sono poi le prime battute?) che il destino del soldato-barbiere Woyzeck è segnato.

La reazione chimica che lo fa precipitare nel dramma è il contatto con il grottesco.

Il capitano.

Ma guai a pensare al grottesco come ad una forma!

Il grottesco siamo noi, tutti noi esseri umani.

E dunque il compito di drammatizzare il tragico è affidato ad uno scontro tra povere filosofie.

Il capitano… uno dei personaggi più belli che la storia del teatro scritto conosca.

Il capitano non ha nome.

Il capitano è un militare, non ha nome.

 

Citerò qualche battuta del capitano?

No. Andatevelo a leggere.

Ah la questione della traduzione! Del traduimento!

 

C’è una via abbastanza sicura per raccapezzarsi.

Prendete la scena del capitano (altrimenti detta “della barba”) e guardate la prima battuta di Woyzeck.

In Tedesco è Jawohl herr hauptmann, dunque, la traduzione corretta è Signorsì, signor capitano.

E’ formula militare, rigida, inderogabile, dunque diffidate di tutte quelle traduzioni che si abbandonano alle interpretazionui personali, non so… sissignore, certamente signor capitano, ecc.

Ma questa è solo opinione personale.

Ebbene, ora direi che voglio provare a dare un nome al capitano… sì, proprio ora.

A volte son capriccioso.

Per il nome direi Franz, come Woyzeck… un punto in comune… stesso nome.

Il cognome potrebbe essere

Denkerschalkrank,  oppure Gutermensch, o Allezeit.

Ma che stupidaggine voler dare un nome al capitano!

Chiedo scusa, ma son gli effetti di una sindrome, la sindrome dell’incompiuto.

Manca qualcosa in Woyzeck, l’autore è morto… e noi? Cosa possiamo fare?

L’unica consolazione è che sicuramente quando Buchner è morto nessuno ha applaudito.

(Faccenda problematica applaudire ai funerali, perchè bisogna sforzarsi di produrre un applauso “mesto”… faccenda problematica…).

Ma se ci fosse una giustizia bisognerebbe che Buchner avesse la possibilità di finire il lavoro.

Manca la seconda parte del Woyzeck, quella relativa al processo, quella che l’autore  avrebbe senz’altro scritto se una stupida febbre tifoidea non lo avesse portato via.

Buchner muore e i dittatori continuano a campare anche dopo morti.

Se ci fosse una giustizia…

 

Alla fine di tutto c'è l'ombra di Woyzeck.

L'ombra del fuciliere Johan Christian Woyzeck decapitato sulla piazza di Lipsia per dare il buon esempio ai giovani.

Ah! Che alzata d’ingegno!

L’essere umano che mai smentisce se stesso!

 

 

L'ombra.

Nera di cenere. Quella cenere che si produsse quando  cielo e terra si incontrarono. L'orizzonte traccia la linea nera di Woyzeck ma anche quella di Marie e di tutti gli altri personaggi, perchè sono solo personaggi e non esistono, non sono mai esistiti.

Solo l’IMBONITORE si carica sulla groppa stanca il peso della carne e del sangue perchè è l'unico vissuto e vivente, perchè è Buchner stesso.

 

Ah, maledetto creato che strazia i corpi e non rende giustizia!

 

 

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