I vecchi e i nuovi

A tutti i nuovi italiani.

Sappiate che avete soltanto un arco di 17 anni per decidere se e come impostare la vostra vita, poiché fino ai 18 anni siete sotto tutela, oltre i 35 siete vecchi.

Infatti è proprio over thirtyfive che qualcuno (non tutti) comincia ad incanutirsi, qualcun altro ad ingrassare, qualcun altro ancora ad aver bisogno di occhiali.

I redattori di bandi lo sanno bene.

Ci si rivolge rigorosamente agli under thirtyfive perché è ormai accertato che calvizie, obesità e miopia nuocciono gravemente all'arte.

Dal canto loro i vecchi, come al solito, non fanno che lamentarsi, si ostinano a disconoscere i nuovi e ad occupar poltrone anche fino a sessant'anni e non fanno largo ai giovani, i quali (assediati anche dagli extracomunitari che vengono a rubarci il lavoro) non sanno come fare ad imporre istituzionalmente la loro arte, la loro esperienza e le loro competenze.

Ecco la replica, lo spettacolino dello scontro generazionale sempre uguale a se stesso.

Ecco l'odore di cadaverina prodotto e condiviso dall'azione congiunta dei vecchi e dei nuovi.

 

 

I vecchi non sanno pronunciare i nomi dei giovani e i giovani invocano la scomparsa dei vecchi.

 

Scusate, vecchi e giovani, scontristi generazionali,

voi giovani e vecchi, voi che continuate a considerare la scena come una tabula mai rasa, come polverosa tabula da conquistar con le grammatiche,

non pensate sia ora di farla finita di asfaltare la scena con i cementi armati delle "strutture grammaticali"?

La perniciosa ostinazione ad "inventare forme" da inchiavardare nello spazio, nuoce alla leggerezza dello spirito!

Io prego e scongiuro di provare a riconsiderare la scena come "tempo (ho detto tempo e non tempio!) del buio e del silenzio".

Prego di liberare lo spazio dalle cianfrusaglie.

Vorrei pregare tutti, ma proprio tutti, me compreso, di ricordare di togliere dal palcoscenico le nostre farragini una volta adoperato.

Lo spazio è un movimento.

Un movimento che deve tornare ad essere tempo vuoto, attraversato da sincere competenze. Attraversato dal silenzio e dal buio.

 

(Beate queste mie parole che proveranno l'ebbrezza di una lunga caduta nel nulla!)

 

Vorrei chiosare questo mio sproloquio (se non altro breve) con un piccolo componimento di nonno Anton, risalente al suo interessamento per l'allora neonato movimento hip hop (insieme al rap anch'esso ormai obsoleto e very over thirtyfive, in quanto nasce negli Stati Uniti alla fine degli anni sessanta).

 

Competenza

non è sinonimo di esperienza

e sincerità non ce l'ha

la carta d'identità.

 

C. M.

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