Teatro di regia è un ossimoro

(seconda parte)

Negli anni 70 la RAI trasmise un ciclo di dodici puntate ideate e condotte da Luciano Berio dal titolo "C'è musica e musica".

Nella prima puntata Berio rivolge a tutti i più grandi compositori di quel tempo (Boulez, Cage, Nono, Milhaud, Xenakis, Dallapiccola, Maderna, Stockhausen, ecc.) la domanda : "Che cos'è la musica?"

E' davvero emozionante osservare le molte reazioni  alla "domanda che non ha risposta"!

C'è chi risponde con immediata e divertita leggerezza, chi pondera maggiormente, chi addirittura cerca di essere preciso ed esaustivo. Ma la cosa rilevante è che "tutti" rispondono.

E le risposte sono come sapidissime pietanze completamente diverse l'una dall'altra. Proprio "tutto e il contrario di tutto". Che meraviglia!

Ecco.

Mi chiedo: perché mai i teatranti non vogliono chiedersi cos'è il teatro? Che cosa intendiamo quando usiamo questa parola?

Perché si glissa, si snobba?

Perché mai se si chiede cos'è il teatro si viene trattati con sufficienza?

Mi sono perso qualcosa?

Lo si sa forse perfettamente da sempre ed io sono l'unico a non saperlo?

 

 

INTERMEZZO PARADOSSALE

 

Facciamo finta che il mio unico sforzo di pensiero sia quello di intuire, individuare, cercare uno specifico elemento che possa essere percepito come di esclusiva pertinenza del fenomeno "teatro".

Si tratterebbe di un elemento che sicuramente  potrei sentire, ma che non saprei dire, perché sono un attore.

Un elemento che, se fossi filosofo, potrei chiamare, per esempio, "teatrico della scena".

Tuttavia, se fossi filosofo non potrei dirlo perché, ahimè, non conoscerei la "scena".

 

"Filosofo e o attore possono decidere di parlare o non parlare a seconda di come gli gira"

(A. Morg'hantieff)

 

 

 

Fino a quando si continuerà a vedere il teatro come luogo di raccolta degli specifici delle altrui arti (musica, immagine pittorica, fotografica, olografica, movimento nelle sue varie accezioni ecc.) non potremo accostarci con la mente e col cuore, a quell'elemento unico, specifico, che può conferire al teatro lo statuto di "arte".

 

Qualcuno dice: Per me il teatro è una forma di artigianato.

Anche! (Dico io), ma non solo.

La dimensione artigianale ( indispensabile!) del teatro, io preferisco, chiamarla "spettacolo";

perché separare gli elementi ci aiuta a vederli meglio

(ci dice la chimica).

 

Cosa c'è di orribile nella parola spettacolo?

Ma proprio nulla.

 

Si può pensare di occuparsi prevalentemente di "spettacolo" senza troppo badare ad una presunta dimensione di "specifica arte teatrale"?

Assolutamente si, purché lo si faccia con onestà e competenza.

 

Può regalare, uno spettacolo concepito secondo canoni soprattutto artigianali (altamente tecnologici), bellissimi, emozionanti, indimenticabili momenti?

Si e forse ancor più di uno spettacolo che tenta la via del teatro.

 

 

La scena ha sempre fagocitato qualunque elemento fosse disponibile.

Dalla natura alla tecnologia, lo spazio scenico ha sempre cercato di "adoperare" e di attraversare tutto e a tratti, l'elaborazione e la composizione dei materiali (fissi e mobili, sonori e silenziosi) ha prodotto spettacoli memorabili.Ma io penso che il teatro abiti un'altra regione, che non si può dare per scontata.

E sono anche convinto che se evitiamo di chiederci e di continuare a chiederci che cos'è il teatro, commettiamo un atto criminoso.

 

C.M.

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