Premio

Un breve impulsivo scritto riguardo ad un articolo di A. Pocosgnich intorno ai premi UBU.

L'articolo potete leggerlo

 

Vorrei dir due cose due.

 

 

La festa del teatro

 

Se esiste ancora una realtà dove non è necessario fare il proprio lavoro tutti nello stesso luogo, alla stessa ora e con la stessa attrezzatura, bisognerebbe preservarla con estrema cura.
Le situazioni  di competizione allo sbaraglio con tanto di vincitori e vinti, le carrellate di lavori (per forza di cose) malfatti, altro non dichiarano se non che il teatro è ben poca cosa: cosa del tutto artigianale, che lo si può arrangiare in qualunque condizione e momento, che lo si può tirar via comunque.
Il che, semplicemente non è vero.
La festa del teatro di cui si parla potrebbe forse esser festa per chi il teatro non lo tenta o per chi lo vuol vedere morto (cosa comunque impossibile checchè ci si sforzi) ma non sarebbe di certo una festa per gli artisti. Per loro sarebbe un altro umiliante massacro.
Questo se ci vogliamo rifare a modelli esistenti, a meno di non sognarne di nuovi,
per esempio  trovare le famose risorse per:

 

1 Pagare le repliche a tutti

 

2 Trovare abbastanza spazi per permettere a ciascuno di fare al meglio il proprio lavoro

 

3 Evitare, a questo punto, premi e graduatorie.

 

Questa sì sarebbe una bella festa del teatro.


 

Le categorie obsolete

 

Una persona che "consapevolmente frequenta una scena di fronte ad un pubblico", chiamatela pure come vi pare.
Certo bisognerebbe trovare un termine che sia abbastanza comprensivo, a mio avviso "attore" lo è, ma anche "performer".
Concordo sulla questione protagonisti e non protagonisti; è assurdo.
Anche la parola "regia", probabilmente andrebbe rivista, andrebbe trovata una parola nuova a patto che si sappia che una regia collettiva è pur sempre una regia, e che chi lavora su se stesso (bruttino questo modo di dire) attua comunque una sorta di auto-regia.

 

Sarà perché ad un certo punto si sente che il tempo viene a mancare, ma davvero l'unica cosa che mi piacerebbe  cominciasse a diventare obsoleta è la logica della gara, la competizione in arte, chi vince e chi perde.
Tra bandi e premi è ormai soltanto un competere per vincere o perdere.
Finali, semifinali, quarti e ottavi, sono termini che pertengono allo sport e (purtroppo) alla musica leggera.
La cosa, francamente, comincia a risultar noiosa.

 

E la parola obsoleto è un tantino obsoleta (mi si permetta una boutade).

 

Ho scritto di getto.

 

C.M.

 

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