Lettera all'amica Yelena

Su attore e spettatore

Cara Yelena,

Ho letto con vero piacere il tuo scritto.
Naturalmente mi trova d'accordo.

C'è una cosa che distingue il teatro da tutto le altre arti: l'opera teatrale si muove ed è composita.
Attore e spettatore determinano l'opera, che crea il suo linguaggio nel suo farsi: un linguaggio non scritto che nel suo fluire già non è più e non si sa se sarà.
E' un punto in movimento (Brook) che può muoversi solo grazie al fatto che un attore e uno spettatore lo desiderano.
Lo spettatore (di cui ne andrebbe cercata la qualità e non la quantità) è colui che sedendosi di fronte all'attore lo autorizza a tentare per lui.

Dove per non significa in favore di ma al posto di.
Una sorta di autorizzazione, di delega
E' una responsabilità enorme quella che tocca all'attore, ma il fatto che il delegante si sieda di fronte a lui ed assista, dovrebbe dargli la serenità necessaria per provare ad intraprendere il cammino.

Poi c'è il cammino.

Gli attori sanno che la trasformazione del normale scorrere del tempo è ciò che in genere viene chiamata "accadimento".
E' nel misterioso concetto giapponese di "MA" che si cela il segreto della sospensione, della sclerosi, della contrazione, del congelamento del flusso temporale, della ritmica aritmìa, di sincronìa e discronìa.
L'attore "piega" il tempo e ne conserva l'increspatura finchè può, poi lo rilascia e rientra nella propria tecnica.
Il rilascio del tempo nel suo normale scorrere è quel che dovrebbe far avvertire allo spettatore  l' avvenuta sospensione, l'accadimento.

 

Dunque il tentativo è quello di "rapire" il tempo dello spettatore nella speranza che quest'ultimo ne conservi, di quello "scippo" autorizzato, un ricordo, un sentimento.

L'attore romantico, poi, è convinto che quegli attimi rubati verranno poi restituiti e si andranno a sommare al naturale corso vitale dello spettatore.
L'attore, dunque, allunga la vita dello spettatore e lo spettatore delega l'attore perché vuole vivere più a lungo.

Nutrirsi d'arte allunga la vita. E' questo che attore e spettatore, insieme credono e vogliono.

Un caro abbraccio.

Vasilij

 

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