Lettera in difesa (strenuissima) del LGSAS (Libero Gruppo d'Arti Sceniche)

 

Un tenue riverbero ad un articolo di Giulio Sonno apparso su Paper Street

IL LIBERO GRUPPO NON CHIUDE NÈ PORTI NÈ PORTE!

E mi sono anche sforzato di immaginare il LG come un “insieme colto e raffinato”, ma proprio non ci sono riuscito!

 

Il Libero Gruppo di Studio non lo è davvero un insieme colto e raffinato. E’ un gruppo (aperto e libero) di artisti e non, che il tempo ha reso amici. Ed è (purtroppo) non coltissimo e soprattutto affatto raffinato!

 

Si parla tra noi esattamente come quando si parla “tra amici” (come quando si è capaci di averne). E lo si fa non per sentirsi élite dalle elevate caratteristiche socio-culturali, ma per “passar buon tempo” tra persone che non solo condividono un’amicizia ma anche, a tratti, analoghi percorsi di studio e lavoro (nonché il gusto per le tavolate) . 

 

Invece potrebbe essere vero, che persone troppo (o troppo poco) colte e raffinate fatichino ad entrare in sintonia. Si è dato di persone (artisti e non) che, forse deluse nelle aspettative, non hanno trovato un loro divertimento.

E’ successo e succederà. Molti artisti sono entrati e usciti, liberamente, senza traumi per nessuno. Ma la porta del Libero Gruppo è sempre aperta e mai si chiude, proprio per permettere un libero transito, che come sappiamo, soprattutto dal punto di vista umano, porta sempre nuovi ritmi, nuovi suoni, nuove storie e storielle (non volevo dire “cazzeggi”, perchè un po’ raffinato lo sono!).

 

Naturalmente le linee di discussione e di confronto viaggiano e a tratti confliggono, su piani di ordine teorico e possibilmente originario rispetto all’arte che i componenti del gruppo praticano e amano.

Si tratta dunque di un vano (ma non vacuo) blaterare di ciò che un arte può generare, più che soffermarsi sui “prodotti” che ciascun componente di volta in volta genera in forma di spettacolo.

Infatti ciascuno è libero, non solo di dar la forma che vuole ai concetti primari, ma soprattutto è libero di gestire i “consigli” (esterni o interni che siano) di colui che di volta in volta ti parla del tuo lavoro e ti dice come lo avresti dovuto fare.

 

In tal senso ho notato con piacere che l’atteggiamento (libero) di ciascun (libero) componente  sembra rispondere ad una naturale filosofia comune e cioè “ascoltare” ed eventualmente “schivare con grazia”.

 

E’ anche vero che qualche volta abbiamo avuto problemi di capacità (intesa come misura) con relativa impossibilità di allargare il cerchio. Alcuni incontri sono addirittura saltati per la difficoltà di trovare luoghi capaci di ospitare tante persone contemporaneamente Anche per questo motivo gli incontri vanno diradando. Il gruppo diventa sempre più grande e gli spazi sempre più piccoli), tanto che più che “incontri” bisognerebbe ormai chiamarli “rimpatriate”.

 

Molte persone sono oggi in attesa della prossima rimpatriata, ma non sappiamo né quando né dove sarà (il perché si, quello lo sappiamo).

 

E per finire, secondo me, “amicizia” è l’esatto contrario di “cameratismo”.

 

Abbracci fraterni a 360 gradi.

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