Il sottotenente Gustl

di A.Schnitzler

IL SOTTOTENENTE GUSTL

(Di Schnitzler-Morganti-Schnitzler)

 

 

Un' intima serata di pensiero.

Di leggero pensiero ad alta voce.

 

 

"Monologo" si dice solo in teatro  (o nella vita con accezione negativa, per colui che non lascia parlare gli altri).

Invece, sempre in teatro, si dice "dialogo" che è termine di uso corrente (si dice, cioè, anche nella vita)

E perché mai? Perché allora in teatro non si dice bilogo? E poi magari trilogo o eptalogo (nel caso di una scena con sette attori)?

 

"Monologo" è dunque termine prettamente "teatrale".

 

Vale ora la pena aprire una breve parentesi alla scoperta del significato della parola "teatrale".

Vediamo qualche sinonimo : plateale, esagerato, caricato, enfatico, esibizionistico, forzato, artificioso.

Ecco, esattamente il contrario di ciò che il teatro dovrebbe essere.

Ed è per questo che la parola "monologo" è brutta, perché porta con sé il sapore enfatico di tutte le forzature del "teatrale". E' brutta perché sganciata dalla vita.

 

Si dirà, ma il "Sottotenente Gustl" è monologo interiore!

Bene, lascerei questa rassicurante definizione agli archivisti catalogatori letterari, noi siamo attori, perdìo! Siamo usi attraversare zone d'ombra e scivolare su fili di rasoio!

 

Vorrei dunque sostituire l'artificioso "monologo" con il più modesto e vitale "soliloquio"

Ecco, vorrei dare a questa lettura la forma di un soliloquio.

Come quando si pensa e le parole di quei pensieri scivolano a nostra insaputa fuori dalle labbra.

Un altro interessante esercizio per tutti.

Esecizio del dire e dell'ascoltare.

 

 

Claudio Morganti

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