DUALISMI

Ogni attore, per via del gravoso compito di cui si fa carico, diventa automaticamente portatore di  scissioni, di scollamenti. 

 

Ve ne sono perlomeno di due tipi: il primo è da fuggire, il secondo è da perseguire.

 

Il primo livello di separazione è tra ciò che pensi di fare (mentre sei in scena) e ciò che invece realmente fai.

 

Piccoli esempi: stai recitando con una forte cadenza dialettale (che di per se è grande possibilità di vivezza, se consapevole! ), ma tu invece, sei convinto di recitare in un giusto “italiano”.

Oppure: sei convinto di attraversare un momento drammatico, ma il tuo fare è ridicolo e suscita nello spettatore una repressa ilarità. 

O anche: sei convinto di fare qualcosa che hai inventato, ma non sai che quella stessa cosa è stata fatta da decine di altri attori prima di te.

 

Questo tipo di  inconsapevole “scarto” produce sempre un effetto di insostenibile fastidio. Tuttavia può anche piacere molto a chi, affetto da ateatrìa, recupera altrove e attraverso chissà quali vie, motivi di indubitabile interesse personale. 

 

Il secondo livello , invece,  è inevitabile e per questo quasi santo, dunque non va represso, non va maciullato sotto tonnellate di professionalità e volontà, poiché si tratta proprio di quell’impervio terreno dove si rende possibile l’accadimento teatrico.

È uno scarto che andrebbe sempre perseguito e desiderato: è la frattura tra ciò che vorresti fare e ciò che riesci a fare. Questo attrito, questo agone è di per se “drama”.

In realtà il duro lavoro di fondo che (consapevolmente o meno) sottende la scena è il disperato tentativo di avvicinare e mantenere prossime queste due parti di te.

 

Come si può far diventare ritmo vivo quella separazione che solitamente si pretende di annullare?

 

Studia e poniti in scena compiti ardui. Non sostare mai in ciò che sai, ma cerca sempre qualcosa che ancora non sai. Rischia la caduta. Offri la tua vita alla zona ignota, non temere l’accadimento, permetti al teatro di affacciarsi, osa, convinciti che puoi inventarlo quel ritmo, sbaglia, 

ma sbaglia nel tuo modo. Se perseguirai l’impossibile, perseguirai il recitare, poiché recitare è impossibile.

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