Residence

(ovvero il solito Morganti che fa lo spiritoso e non propone niente di costruttivo e qualcuno si offende sempre)

 

Era il 1982 (guerra delle Falkland) quando a Prato (al teatro Fabbricone) si tenne un nutritissimo convegnone.

Allora esordii con queste parole: "Porto notizie dal fronte…".
Oggi direi, "Porto notizie dalle retrovie…" (Chissà perché ad una certa età si comincia a dare importanza  alle retrovie. Si tende a considerarle strategicamente importanti).

Allora si chiacchierava intorno ai centri di produzione e l'illusione di noi soldatini di prima linea era che tutto si dovesse ancora decidere. Invece tutto era già stato deciso e si trattava di definire solo alcuni dettagli.
Da buon veterano di buona fede, dovrei pensare che oggi non è più come allora, che i tempi son cambiati e che certi "perversi" meccanismi son cose del passato...

Vengo al dunque e mi scuso, perché forse questo mio scritto risulterà essere fuori tema.

Non son qui, infatti, per parlare di "teatro", di cosa sia o cosa dovrebbe essere, non son qui per parlar di poesia, o d'arte, di lessico, di teoria della scena o di filosofia teatrale (son tutte questioni queste, che volentieri tratto in occasione dei "raduni" degli artisti della scena).
Ma neanche voglio dilungarmi a parlare del rapporto tra le arti e il circostante variegato, pittoresco ed infido mondo.

Son qui, invece, per parlare di "soldi".

E' strano come pubblicamente non si usi mai questa parola.
E' volgare? Si, dev'essere volgare poiché siamo portati ad inventare ogni sorta di strane formule pur di non pronunciarla (tra le più funamboliche, mi sembra di poter annoverare la sanitaria "intra moenia", che significa "tra le mura"! Forse perchè i mali affari non si fanno alla luce del sole?)

Vabbè, allora diciamo "risorse" (mi pare che oggi si preferisca dire così).

Ma ora un po' di SPORT (e avanti col fuori-tema)

Tra sport e teatro, individuo una vaga relazione, non certo di ordine muscolare o agonistico, ma riguardante i concetti di "metafora" e "analogia" (però non mi dilungherò in astruse ed incomprensibili questioni… eppure ricordo, vetusti ministeri di "sport e spettacolo" e persino "turismo e spettacolo")

Ecco qui di seguito alcuni appunti che ho raccolto da un sito che si occupa di sport.

1) Il professionista è colui che, dedicando la totalità del suo tempo ad una certa attività, deve necessariamente trarre da quest'ultima il suo sostentamento. Percepire, cioè un compenso per quello che deve essere riconosciuto a tutti gli effetti come un lavoro.

2) Il dilettante, invece, è colui che per lo svolgimento della sua attività percepisce piccoli rimborsi spese e deve dunque procurarsi sostentamento con altre attività lavorative.

3) L'amatore, infine, è colui che paga per poter praticare l'attività di cui è appassionato.

(Ci tengo a precisare che questa è distinzione di carattere puramente tecnico e non esprime giudizi di valore).

 

Vorrei allora dire:

 

A) Ai legislatori, ai redattori di bandi, a tutti gli individuatori di "requisiti necessari per poter accedere ecc.":
Qualunque legge o bando o simili che non tenga conto del punto 1 è indubbiamente rivolta ai punti 2 e 3 (cioè alle compagnie dilettantistiche e amatoriali).

 

B) A chi offre residenze:
Se il compenso per gli artisti (anche soltanto simbolico) non viene assunto come punto programmatico imprescindibile, si sta tralasciando una cosa importante. E' questione di correttezza, dignità e rispetto.

 

C) A tutti gli artisti lavoratori della scena:
Se per il nostro lavoro (dunque anche e soprattutto per le prove!) percepiamo un giusto compenso siamo professionisti, se ci danno un piatto di pasta e un caffè siamo dilettanti, se paghiamo per lavorare siamo amatori.

 

Son cose che è bene sapere, così, tanto per poterci pensare un po' su.

 

Naturalmente quando parlo di compensi, non sto certo parlando di compensi adeguati, poiché, come ho avuto modo di dire in passato, lo spettacolo  ha un costo, mentre  il teatro non ha prezzo.
Ne consegue che tutto il denaro del mondo non basterebbe a pagare un solo minuto del lavoro di un artista.
Io parlo di simboli, parlo di atti  che dichiarino un pensiero, una visione del mondo.
In fondo è semplice: se tu non paghi un artista per il suo lavoro, dichiari che il lavoro di un'artista si può anche non pagare.
E il fatto che tu non abbia in tasca quei soldi, dovrebbe portarti unicamente a due possibilità di comportamento:
o te li procuri in qualche modo (nell'attesa che ti venga dato quel che ti è stato promesso dai tuoi istituzionali committenti) o eviti di chiedere agli artisti di lavorare per te.
A dire il vero vi è una terza possibilità: che tu vada in cerca di dilettanti e amatori.

 

Anch'io a volte son dilettante ma soprattutto sono amatore delle cosiddette "teorie del complotto".
Ecco dunque quel che sto annusando:
dove scientemente e dove no, mi pare si stia facendo in modo che in un futuro prossimo, questo tipo di distinzione (professionisti, dilettanti ed amatori) non abbia più ragion d'essere. Infatti, tra qualche anno, gli artisti della scena  non riceveranno più compenso alcuno e questa sarà la norma.
Sarà dunque normale la dimensione amatoriale, e sarà così normale che la parola "amatoriale" non avrà più senso, perché, gli artisti della scena non saranno più pagati e basta.
Mi pare che si stia infatti via via cercando (ribadisco: dove scientemente e dove no) di sgombrare i palcoscenici dalla presenza  degli specialisti e delle specifiche competenze artistiche.
Ma ora basta con la fantascienza.
Ne riparleremo (o ne riparlerete) tra qualche anno.

 

Nel frattempo:
Se avessi i soldi (risorse, pecunia) aprirei un bed and breakfast per amatori del teatro, per tutti quelli cioè, che non hanno la possibilità di dare libero sfogo alle loro necessità espressive e per tutti quegli appassionati che vorrebbero sperimentare linguaggi davvero innovativi ma che non ne hanno la possibilità.
Lo si potrebbe chiamare "Breaking bed and breakfast".
Naturalmente, trattandosi di una attività privata (dunque liberata da convegni) si dovrebbe rivolgere ad una clientela di un certo livello, come avvocati, dentisti, assessori, imprenditori, ma anche ai loro figli (per dare opportunità ai giovani). Insomma a tutta una serie di persone con le spalle ben coperte dal punto di vista economico.
Il punto di forza della struttura dovrebbe essere il "palcoscenico". Dunque non piscina o cavalli o altre dimensioni di "svago" ma un luogo di "lavoro" nel quale svolgere un'attività concreta, che dia l'illusione di poter, un domani, essere messa a frutto.
Il palcoscenico dovrà essere attrezzato quanto più professionalmente possibile ed un qualificato personale "tecnico" sarà a disposizione degli ospiti per ogni loro esigenza, diciamo così, "scenica".
Gli alloggi saranno spartani, ma dignitosi (per dare l'impressione di trovarsi in un ambiente vagamente "bohémienne", artistico).
Anche la colazione sarà lasciata all'estro dell'ospite che potrà (aprendo qualche sgangherato armadietto di fòrmica) scegliere tra fette biscottate abbandonate e qualche marmellata.
Gli ospiti potranno anche utilizzare una piastra elettrica.
(N.B. La piastra elettrica dovrà, ogni tanto, far saltare il termico per comunicare l'idea di "difficoltà" tradizionalmente insita nella vita di un artista).
Per gli ospiti che lo desiderassero dovrebbe essere disponibile un coach-trainer che facesse far loro un po' di ginnastica da palcoscenico (poiché il sudare dà l'impressione di aver speso bene i propri soldi).
Certo, i soldi necessari per realizzare un progetto del genere io non ce l'ho.
Sarebbe forse necessaria una bella "cordata"… chissà...
Per quanto mi riguarda non posso certo offrirmi come coach-trainer (data la mia formazione di canone classico), ma sono convinto che potrei dare un notevole contributo come dream-art-director (naturalmente lo farei a titolo gratuito, così, per la gloria).

 

C.M.

 

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