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Autoreferechè??? (2)

Credo di aver finalmente capito cosa si intende con l’epiteto “autoreferenziale”. Nel precedente scritto “Autoreferechè???" azzardavo tre ipotesi. Penso che quella corretta sia la n.2 e nella fattispecie il punto b.

 

Mi sembra di aver finalmente capito che ciò che infastidisce i palati dei grand gourmet è l’utilizzo della dimensione metateatrale... (e Latella? e dunque Lehman, mi chiedo?)

Uno spettacolo che a tratti pone l’accento su se stesso, sulle sue proprie modalità e principi di fondo (soprattutto se portati con ironia), infastidisce.

Procura un cattivo sapore in bocca.

 

Ma questo non sempre accade.

 

Quando, per esempio i macchinisti mettono in atto un estenuante smontaggio della scenografia mentre lo spettacolo è ancora in corso o quando gli attori, in maniera altrettanto estenuante, recitano la didascalia “pausa”, mi pare che non venga rilevato alcun cattivo sapore, alcuna autoreferenzialità. (Ed è per questo che comunque un dubbio permane e permangono i  “credo” e i “mi sembra”). 

Forse che il modo per far accettare e deglutire fette di metateatralità (far di cucchiaio aeroplanino) è quello di esporle in quanto “idee”? Magari portate con la sempre (e temo per sempre) riconoscibile e rassicurante modalità “drammatica”? (stortura quest’ultima che persino Lehman è costretto a riscontrare).

 

Mi fermo, influenzato come sono, da germi e bacilli (citare i miei germi e bacilli non dovrebbe essere considerato autoreferenziale)

 

E che rimangano dunque sospesi miseri ed inutili quesiti, mentre ai colleghi teatranti, agli attori creatori, più o meno confidenziali e/o conferenziali, rivolgo i seguenti consigli:

 

1) Sappiate che ogni volta che vorrete scivolare nel “metateatrale”, lo farete a vostro rischio e pericolo.

 

2) Una volta presa coscienza di ciò, fottetevene e andate dritti per la vostra strada.

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